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punto 19/06/2010 - Dal 19 giugno alla Fonderia delle Arti "OH HAPPY DAY!” di Giorgio Spaziani

OH HAPPY DAY!”


di Giorgio Spaziani





Una commedia ironica, surreale e fin troppo reale, che attraversa i pensieri e le frustrazioni di un agente immobiliare con la "passione" per le pistole, un'operatrice di call center ormai tutt'uno con la sedia e l'attaccapanni, una collaboratrice domestica esasperata dalla "gente per bene, un operaio erotomane, un'ambulante ninfomane e un ex ragazzo immagine ora istruttore di fitness. Sei lavoratori precari uniti da una comune dispercezione del reale che li porta ad essere continuamente preda di eccitazione, rabbia e di quel diffuso sport nazionale che è il parlar male degli altri.





La ricerca esasperata di un briciolo di umanità emerge dalle situazioni comiche che vengono a generarsi e il pubblico ride sì, ma ride amaro.





Regia: EMANUELA GIOVANNINI


Cast: Paolino Blandano, Valerio Di Filippo, Flavia Giovannelli, Emanuela Giovannini, Valentina Gristina e Gianluca Musiu.





 


 


Debutto: 19 Giugno - Fonderia delle Arti – Via Assisi, 31 – Ore 21.00


Repliche: 20 Giugno e dal 25 Giugno al 3 Luglio – ore 21.00 (Lunedì riposo)











Oh Happy day!” ha vinto nel 2007 la Rassegna Nuove Sensibilità del Teatro Festival Italia di Napoli ed è stato rappresentato a Napoli, Macerata, Cagliari, Firenze, Milano e al Festival Castel dei Mondi di Andria. Nel 2010 vince il PIANO LOCALE GIOVANI della PROVINCIA DI ROMA e debutta a Roma con un nuovo cast.





PROGETTO ATTUATIVO DELL’ANNUALITA’ 2007 DEL PIANO LOCALE GIOVANI 2007-2009 DELL’AMMINISTRAZIONE PROVINCIALE DI ROMA APPROVATO CON DELIBERA DELLA GIUNTA REGIONALE LAZIO N. 172 DEL 20 MARZO 2009 E FINANZIATO CON FONDI REGIONALI A VALERE SUL FONDO NAZIONALE PER LE POLITICHE GIOVANILI TRIENNIO 2007-2009”.


 


www.adynaton.it - info@adynaton.it - 0635503757 – 3349608074


 

NOTE DI REGIA


"Vedere e ascoltare i malvagi è gia l'inizio della malvagità" diceva Confucio.


Ma i personaggi di questa commedia sono già ben oltre l'inizio; non solo vedono e ascoltano la malvagità, ma vi convivono, la praticano e ne sono utenti, abbonati, spettatori, attori e cittadini.


Così, seppur inconsapevolmente, la rispettano, la nutrono con la loro accidia, la legittimano e sono ormai talmente assuefatti ad essa da non avere più una coscienza reale di loro stessi. Sono individui che accettano - razionalmente - la loro condizione, cedendo però irrazionalmente alla frustrazione di sentirsi "pezzi di ricambio" di una catena di montaggio che ha invaso, ormai, tutto il senso dell'esistere. Questo spettacolo di varia umanità prende le mosse da una macchina scenica che sembra esporre tutti, come in una vetrina. Abbiamo scelto di abitare lo spazio con pochi elementi, essenziali, variati sull'alternanza dei piani e dei volumi, quale segno di quanta claustrofobia si possa generare nell’alternanza di vuoto e pieno cui la precarietà ci sottopone. La regia si concentra, poi, soprattutto, sull'interprete e la parola. Lo stile recitativo esplora, quindi, vari registri: dal contemporaneo, al tragico, al lirico, alla declamazione e li re-interpreta in chiave ironica e surreale. La scrittura di Spaziani, infatti, nel delineare l'emersione di un virulento humour nero, ha la capacità di essere una scrittura "impegnata" ma senza predicazioni, e ha l'abilità di restituire, attraverso il paradosso, un'analisi fredda e spietata della realtà attuale. Riesce, quindi, a farci ridere e a farci, in qualche modo, vergognare, subito dopo, d'aver potuto ridere di tali esempi di cattiveria.


Emanuela Giovannini


 


NOTE SULL’OFFICINA DI TEATRO SOCIALE


Il Progetto “Oh Happy Day” coinvolge anche i giovani dell’Officina di Teatro Sociale, impiegati nei ruoli tecnici dello spettacolo, per una vera esperienza lavorativa nel panorama professionale. Inaugurata nel 2008 con il contributo della REGIONE LAZIO – Assessorato alla Cultura, Spettacolo e Sport, l’Officina di Teatro Sociale riunisce l'esperienza dell'attività teatrale con i giovani coinvolti in procedimenti penali o in condizione di disagio sociale e famigliare che l’Adynaton conduce dal 1998, con quella dell'accoglienza, del sostegno e dell'inclusione sociale. Due i centri delle attività: il Carcere Minorile "Casal del Marmo" di Roma e lo spazio allestito presso la Casa Famiglia il Fiore del Deserto. Con i suoi Laboratori di teatro, danza, arte grafica, canto e i corsi di formazione in scenotecnica, illuminotecnica, sartoria e per cuochi, camerieri e addetti al banco, l'officina vuole essere un luogo di diffusione artistica multiculturale, innovativo e all'insegna del teatro civile, oltre ogni barriera di classe, etnia o condizione sociale.





 


 


 


 


 


 


 


RASSEGNA STAMPA


OH HAPPY DAY





LE RECENSIONI





La recensione di Anita Curci





Oh happy day! Commedia di Giorgio Spaziani che ne ha curato la regia insieme a Emanuela Giovannini. In scena al Nuovo Teatro Nuovo, è uno degli spettacoli vincitori del Concorso Nuove Sensibilità 2007/2008.

Teatro d’innovazione, ben impostato, ben condotto, ben eseguito, ben riuscito, bene tutto. Tutti bravi! Vengono qui evidenziate le caratteristiche peculiari dell’umanità attuale, con i suoi mali, i vizi, le negatività, i paradossi e gli eccessi che ci sono tutti e sono tutti reali. Si è riso persino, è vero, e – come chiarisce la co-regista – ci si è presto vergognati d’aver potuto trarre ilarità da tali esempi di cinismo e spregiudicatezza. Ma, almeno, si è stati indotti alla riflessione.

Sulla scena, sei lavoratori precari hanno illustrato le loro intime insofferenze, le inadeguatezze del proprio essere, la triste visione del presente e del futuro più immediato, la cattiva predisposizione verso il prossimo (“l’inferno sono gli altri”), affondando in una coscienza peccaminosa, troppo spesso esasperata e confusa, schizofrenica, furiosa e priva di blocchi verso la benevolenza. Questi i mali della società, messi in risalto attraverso un’analisi attenta e veritiera, cruda e rapace, ma sempre espressa in maniera semplice e chiara. Grande abilità dell’autore e anche della regia che ha proposto, in un clima apparentemente disordinato, scene di effetto e razionalità, laddove ogni cosa pare trascinata, condotta dai folli atteggiamenti della vita odierna, da una cultura ormai fuorviante, corrotta, depravata. La scenografia è parsa essenziale, efficace, atta a regolare sapientemente spazi e vuoti, luci e ombre, così come doveva essere. L’alternanza dei dialoghi e dei contesti narrativi si è rivelata straordinariamente persuasiva ed ha reso pregio ai delicati temi che si volevano trattare.

Spettacoli come questo fanno aprire gli occhi su ciò che l’uomo sta diventando e dove, senza ponderare, si sta dirigendo. E, se si riesce a coglierne il senso, non resta che invertire il cammino e volgere lo sguardo non già verso la fredda realizzazione personale, che schiaccia chiunque capiti sul proprio cammino, ma sull’unione e sull’edificazione collettiva.



Napoli, 11 maggio, Nuovo Teatro Nuovo





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